#mapparoma14 - Referendum costituzionale 2016: a Parioli 61% per il sì, a Torre Angela 71% per il no


Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha avuto a Roma un risultato coerente con il dato medio nazionale (59,4% per il no a Roma contro il 59,1% in Italia), ma con articolazioni territoriali interessanti da esaminare, anche rispetto alle elezioni comunali di pochi mesi prima, dove la Raggi ha trionfato e dove i partiti che sostenevano il no al referendum hanno ottenuto oltre due terzi dei voti.

In questa quattordicesima #mapparoma proponiamo quattro mappe, per cogliere diversi aspetti del referendum. In alto a sinistra, il voto in percentuale per il no, maggioritario in quasi tutte le zone urbanistiche di Roma (sono appena 18 su 155 quelle dove ha prevalso il sì) e in 13 municipi su 15 (il sì vince solo in I e II), fino al record di quasi il 71% nel VI municipio. In alto a destra, l'affluenza dei votanti, che è stata del 69,7% a livello romano, con minore variabilità nei municipi, ma col minimo del 64% proprio nel VI municipio, mostrando spesso un numero di votanti più basso dove il no ha raggiunto i maggiori consensi.

In basso a sinistra, la differenza tra il no al referendum e la percentuale di voti per la Raggi al ballottaggio, che mostra come in tutti i quartieri (eccetto quattro) il no ha ottenuto una percentuale inferiore a quanto raggiunto dalla sindaca sei mesi prima, con una media romana di -7,8 punti percentuali. In basso a destra, l'analogo confronto rispetto ai voti delle liste che hanno poi sostenuto il no al referendum, al primo turno delle elezioni comunali; anche in questo caso il risultato del no è stato sistematicamente inferiore alla somma di questi partiti (M5S, FI, FdI, Lista Meloni, Lista Marchini, Lista Storace, Lega, Sinistra per Roma, Lista Fassina, Casapound), con una media romana di -10,9 punti percentuali. In generale, quindi, il si è riuscito ad ampliare il bacino di consensi rispetto a quanto era lecito attendersi, almeno guardando i risultati delle precedenti elezioni comunali.

La mappa mostra come, in maniera del tutto analoga rispetto al voto per la Raggi alle elezioni comunali, e indipendentemente dal merito del quesito referendario, il no vinca in particolare in periferia, soprattutto fuori dal GRA. Prevale infatti nei quadranti e nelle fasce urbane periferiche dove la città si espande e cresce il numero di residenti, che tuttavia si sentono esclusi rispetto alle dinamiche sociali, economiche e culturali, in termini di istruzione, occupazione, opportunità per i giovani, offerta di servizi e accessibilità dei trasporti. Vince comunque anche nella periferia storica più vicina al centro, dove evidentemente il reddito e le opportunità elevate non compensano altri elementi di insoddisfazione relativi al Governo nazionale. La correlazione tra il no al referendum e il voto per la Raggi al ballottaggio è fortemente significativa, come mostrato nel grafico.


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Ciò appare coerente con quanto osservato in varie analisi sui risultati del referendum, che hanno mostrato come, nelle grandi città, il  ha vinto largamente nei quartieri centrali e più agiati ma ha perso in quelli periferici, e che a dire no sono stati i giovani, i disoccupati e i meno abbienti. Altre analisi hanno evidenziato che esiste uno stretto legame tra l'esclusione sociale e il no al referendum e che Renzi ha perso contatto e consenso nelle periferie e negli strati sociali più deboli e impoveriti del ceto medio. Diversamente da quanto risulta a livello nazionale, almeno rispetto alle comunali 2016, a Roma il governo è effettivamente riuscito a conquistare consensi alla riforma fra gli elettori di centro-destra e del Movimento 5 Stelle.


(clicca sull'immagine per ingrandire)


Analizzando le singole zone urbanistiche, nella mappa in alto a sinistra, il voto per il no appare maggiore fuori dal GRA o nella sua prossimità, in tutti i quadranti, con il record del 73-74% a San Vittorino, Ponte Galeria, Borghesiana e Tor Cervara; tra le zone più popolose emerge inoltre Torre Angela con quasi il 71%. Al contrario, solo in 18 zone urbanistiche ha vinto il si, dove infatti il no ottiene i peggiori risultati ai Parioli col 39% e in altri quartieri benestanti del I, II e XV municipio, come Farnesina (43%), Salario, Centro Storico ed Eur (44%), Aventino Trastevere (45-46%), Acquatraversa, Tor di Quinto, Medaglie d'Oro e Della Vittoria (47%).

L'affluenza, nella mappa in alto a destra, è stata più elevata nei quartieri periferici ma all'interno del GRA, dove il si ha ottenuto buoni consensi, con il massimo del 78-79% a sud nei municipi VIII e IX (Villaggio Giuliano, Grottaperfetta, Cecchignola e Tre Fontane, e poco meno Navigatori e Torrino), oltre ad alcuni quartieri del I e II municipio col 75-76% (Della Vittoria, Nomentano, Salario e Trieste). La minore partecipazione al voto si è registrata invece 
fuori o intorno al GRA soprattutto nel quadrante est: poco più del 60% a Tor Fiscale, Tufello e Tor Cervara, e tra il 62 e il 63% a Lunghezza, San Vittorino e Santa Maria di Galeria; anche in questo caso tra le zone più popolose emerge Torre Angela con solo il 63,5%.

L
a differenza tra il no al referendum e la percentuale di voti per la Raggi al ballottaggio, nella mappa in basso a sinistra, è fisiologicamente maggiore nelle zone esterne al GRA dove il M5S al ballottaggio aveva ottenuto i massimi consensi, soprattutto verso il litorale (Mezzocamino e Palocco -14 punti percentuali, Infernetto -13, Vallerano Castel di Leva -12) e nei quadranti est (Lucrezia Romana -13, Barcaccia e Morena -12) e nord (Giustiniana e Settebagni -12). Solo in tre zone centrali il no prende più voti rispetto alla Raggi (San Lorenzo con +2,9 punti percentuali, Celio +1,5 e Testaccio +0,6), mentre a Santa Palomba (+0,1) e Trastevere (-0,1) le percentuali rimangono pressoché uguali.

Infine, la differenza 
tra il no al referendum e la somma dei voti per le liste comunali che hanno poi sostenuto il no, mostrata nella mappa in basso a destra, è abbastanza elevata ovunque. Il calo è più limitato, entro i -5 punti percentuali, in una serie di zone eterogenee, sia centrali del I e II municipio (San Lorenzo e Testaccio) che periferiche intorno al GRA ad est (Torre Maura, Tor Cervara, San Vittorino e Borghesiana), oltre a Santa Palomba a sud e Santa Maria di Galeria a nord. Al contrario, la differenza è stata notevole dove il no ha ottenuto molti meno voti rispetto ai partiti che lo sostenevano, soprattutto nelle roccaforti elettorali del centrodestra a nord nel II e XV municipio, dove evidentemente gli elettori hanno seguito in maniera meno fedele le indicazioni dei partiti votati pochi mesi prima: Parioli -25 punti percentuali, Acquatraversa e Farnesina -21, Tor di Quinto -20, Grotta Rossa Ovest, Medaglie d'Oro, Salario e Giustiniana -16; dati analoghi per alcune zone a sud, come Eur (-18), Palocco (-17) e Mezzocamino (-16).


Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi



NOTA: nell'analisi sono considerate solo le zone con più di 1000 iscritti al voto.


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Fonte: elaborazione su dati di Roma Capitale - Ufficio elettorale

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Gli autori, ferme restando le loro responsabilità per i contenuti delle mappe, sono debitori nei confronti del CROMA (Centro per lo studio di Roma dell'Università Roma Tre) e di Luoghi Idea(li) per le elaborazioni, le suggestioni e gli spunti sulle attività di mappatura del territorio romano che sono state fonte di ispirazione per la nascita di questo blog.

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